Durante la cena tenutasi ieri sera ed organizzata dall’associazione Lotito and Friends, il presidente stesso non avrebbe potuto non prendere la parola e così, in un lungo racconto, ha tenuto ad illustrare la parabola laziale. I cambiamenti e l’evoluzione della società in primis, poi degli obiettivi. Un club che punta soprattutto ai fasti del passato. 

Ecco cos’ha dichiarato il patron capitolino:

«Quando sono entrato nella Lazio facevamo fatica a portare i giocatori, oggi abbiamo la fila di persone che vogliono venire da noi perché sanno di arrivare in una grande società: forte, stabile, strutturata, e soprattutto che punta a obiettivi importanti, che non ci fanno rimpiangere i fasti del passato che qualcuno ha enunciato prima di portare il club quasi alla morte.

Abbiamo voluto costruire una casa fondata sul cemento armato perché non dobbiamo avere il ruolo della cicala, ma quello della formica. Passeranno gli anni, passeranno le persone, ma il club rimarrà e spero che la conduzione di questa società sia portata avanti da mio figlio. Quando dicono che Lotito è il padrone, dal punto civilistico è vero, ma dal punto di vista sostanziale io sono il gestore di sentimenti e passioni comuni, che sono quelle di tutti voi e tutti noi.

Ho l’obbligo di preservarle, curarle e tramandarle e spero di avere la gioia di veder realizzato il mio lavoro e tramandato nel tempo da una rappresentanza della mia famiglia che ha i sentimenti giusti e la voglia giusta. Mio figlio è più laziale di me, vive tutto il giorno per la Lazio e mi farebbe piacere se rappresentasse la società. E poi una piccola vanità, noi siamo la prima squadra della Capitale, non ce lo dobbiamo dimenticare. Il calcio l’abbiamo portato noi, le scelte e le innovazioni le portiamo noi e spero che porteremo ancora noi i trofei a casa. Il club è cresciuto in modo esponenziale sotto il punto di vista delle infrastrutture, per credibilità e risultati sportivi. Merito della vostra passione e del vostro affetto se ognuno di noi lavora al meglio».

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